Percorso di accompagnamento sociale e sanitario
29/07/2026

Prendersi cura, insieme: la storia di Francesco

Francesco (nome di Fantasia) è beneficiario ADI, ha 43 anni e vive in un piccolo contesto urbano della Basilicata insieme alla madre che, negli ultimi anni, ha iniziato a manifestare un progressivo decadimento cognitivo accompagnato da diverse problematiche sanitarie. Per molto tempo il loro legame ha rappresentato un punto di riferimento importante per entrambi. Con il peggiorare delle condizioni della madre, però, quell'equilibrio è diventato sempre più fragile.

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Protagonisti della storia
  • Francesco (nome di fantasia), beneficiario di un progetto di vita indipendente
  • Gemma (nome di fantasia), sorella di Francesco
  • Marilena, assistente sociale e case manager di Francesco
  • Antonella, psicologa
  • Mauro, operatore domiciliare
  • Giulia, Amministratrice di sostegno
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Interventi attivato
  • Amministrazione di sostegno
  • Progetto di Vita Indipendente (PRO.V.I)
  • Percorso di accompagnamento sociale e sanitario
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Scheda tecnica

Costruire un intervento coordinato…

La storia di Francesco e di sua madre giunge all’attenzione del servizio sociale grazie alla sorella, Gemma (nome di fantasia), che vive altrove ed è preoccupata per il progressivo peggioramento delle condizioni di salute di entrambi, anche a seguito di segnalazioni ricevute dai vicini di casa.

Quando il Servizio Sociale è venuto a conoscenza della situazione è apparso subito chiaro che non sarebbe bastato intervenire su una sola criticità. I bisogni di Francesco e di sua madre erano infatti strettamente intrecciati e richiedevano una risposta integrata, capace di mettere in rete competenze diverse. Per questo Marilena, assistente sociale e case manager di Francesco, ha attivato subito un’equipe multidisciplinare coinvolgendo anche la psicologa Antonella. 

…partendo dalla costruzione del rapporto di fiducia

Il primo passo è stato costruire una relazione di fiducia con Francesco, condizione indispensabile per avviare qualsiasi percorso di cambiamento. L'uomo si mostrava infatti molto diffidente nei confronti dei servizi e faticava ad accettare la presenza degli operatori nella sua abitazione. In particolare, custodiva con estrema attenzione una stanza invasa da un significativo accumulo di oggetti, che non permetteva a nessuno di vedere. "Abbiamo capito fin da subito che sarebbero serviti tempo e ascolto", racconta l'assistente sociale. 
Anche la madre viveva in una condizione di forte dipendenza dal figlio e faticava a prendere decisioni autonome. Era quindi evidente che la situazione non potesse essere affrontata con interventi isolati, ma attraverso una presa in carico capace di coniugare tutela, accompagnamento sociale e supporto sanitario.

Una rete di sostegno attorno alla famiglia

Parallelamente, il Servizio Sociale ha accompagnato Gemma nella procedura per la nomina di un amministratore di sostegno per entrambi i familiari, che lei aveva già avviato con il supporto di un legale.

Questo passaggio si è rivelato fondamentale non solo per garantire una maggiore tutela giuridica, ma anche per creare le condizioni necessarie all'attivazione di un progetto personalizzato di inclusione e autonomia. La nomina dell’amministratore di sostegno ha reso possibile un monitoraggio più efficace della situazione, consentendo anche di effettuare delle visite domiciliari non programmate, utili a osservare le reali condizioni di vita nel contesto abituale.

L’intervento per la madre di Francesco

“Durante le visite domiciliari – racconta l’assistente sociale - abbiamo constatato una situazione critica che richiedeva anche la messa in protezione della madre, in quanto presentava un decadimento della salute che Francesco, per la sua condizione di disabilità, non poteva supportare in modo efficace. Così, con il consenso della signora, è stato disposto il suo inserimento in una struttura residenziale per anziani, dove ha potuto ricevere assistenza continuativa, cure adeguate e un ambiente sicuro”.

La decisione non è stata semplice. Per anni Francesco e sua madre avevano vissuto in un rapporto  di forte dipendenza reciproca e la separazione ha rappresentato un momento particolarmente delicato.

L'inserimento della donna in una struttura protetta si è però rivelato una scelta decisiva. Da un lato ha garantito alla madre un’assistenza adeguata ai suoi bisogni di cura; dall’altro, ha alleggerito Francesco da un carico di responsabilità che non era più in grado di sostenere da solo.
 

Un progetto per l'autonomia di Francesco

Una volta garantita la tutela della madre, l’equipe ha potuto concentrare maggiormente l'attenzione sul percorso di Francesco. 

Per accompagnarlo verso una maggiore autonomia sono stati attivati diversi interventi. Tra questi,  l’adesione ad un Progetto di Vita Indipendente (PRO.V.I.), che prevede il supporto di un operatore domiciliare per aiutarlo nella gestione degli spazi domestici, nell'organizzazione della vita quotidiana e nel recupero delle proprie autonomie personali. Parallelamente è stato avviato un percorso di presa in carico da parte del centro di salute mentale: “L’intervento del giudice è stato determinante”, racconta la psicologa. “Ci ha permesso di accompagnare Francesco verso una presa in carico specialistica, che ha portato all’avvio di una terapia farmacologica. Oggi riesce ad assumerla con regolarità, grazie al supporto dell’amministratore di sostegno e dell’operatore domiciliare”.

Lasciar andare

Mauro, l’operatore domiciliare, racconta così il lavoro fatto con Francesco: “C’era una parte della casa che più delle altre Francesco non voleva mostrare a nessuno. Teneva lì una serie di oggetti, tra cui tantissimi giornali che collezionava per passione. Ci sono volute settimane per fargli capire che poteva fidarsi di me e alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo partiti con il mettere le sue cose negli scatoloni, come se fosse un gioco; abbiamo portato inizialmente gli scatoloni in soffitta e poi, passato del tempo siamo arrivati a poterli buttare. Nel giro di un mese abbiamo buttato circa 20 scatoloni”.

Mantenere vivi gli affetti

“Giulia, ti devo dire una cosa: mi manca mamma”. Con queste parole Francesco ha confidato alla sua amministratrice di sostegno uno dei suoi desideri più profondi. Gli operatori hanno accolto quel bisogno prontamente, impegnandosi affinché la madre fosse trasferita in una struttura situata nel centro cittadino, facilmente raggiungibile dal figlio. Questa soluzione gli ha consentito di continuare a farle visita ogni giorno, condividendo con lei momenti di quotidianità, compresi i pasti. Mantenere vivo il loro legame affettivo, pur all'interno di un nuovo equilibrio di vita,  ha contribuito a rendere il percorso di entrambi più sereno e sostenibile, dimostrando come l'ascolto dei desideri della persona possa diventare un elemento essenziale nella costruzione di un progetto di inclusione realmente centrato sui suoi bisogni.

L’importanza del sussidio economico dell’ADI

“L’Assegno di inclusione è stato fondamentale - spiega Giulia l’amministratrice di sostegno - “perché’ ci ha permesso da una parte di veicolare, sempre con l’autorizzazione del giudice, una parte dei soldi di Francesco sulla retta della madre, potendo tamponare i primi mesi, e poi per l’autonomia di Francesco. Senza l’Assegno di inclusione Francesco non avrebbe potuto pagare le bollette di casa, il condominio, cosa che oggi riusciamo a fare con più serenità. Soprattutto gli consente di poter fare una spesa più tranquilla, di poter cambiar le cose base, come un accappatoio. Li gestisce in maniera molto attenta”.

Antonella, la psicologa, sottolinea anche l’importanza dell’ADI nella sfera psicologica: “L’ADI ha permesso a Francesco di essere indipendente rispetto alla pensione della madre, per cui si è sentito visto ‘come un grande’ e non trattato più da bambino. Questo gli ha permesso di gestire dei soldi in autonomia ed è stato molto importante”.

Riscoprire la fiducia

Oggi Francesco conserva il suo carattere prudente e riservato, ma il rapporto con i Servizi è profondamente cambiato. Nel tempo ha imparato a riconoscere negli operatori figure di supporto e non di controllo.

Anche il legame con la sorella Gemma si è rafforzato. Oggi si affida a lei per diversi aspetti legati alla salute e alla gestione delle visite mediche, recuperando un rapporto che negli anni si era progressivamente deteriorato. 

Francesco e la sua famiglia oggi

Oggi la madre vive in una struttura protetta, dove riceve l’assistenza di cui ha bisogno. Francesco, invece, prosegue il suo percorso verso una maggiore autonomia, mantiene un rapporto quotidiano con la madre e sta ricostruendo il legame con la sorella.
Un cambiamento costruito passo dopo passo, grazie a una rete di sostegno che ha saputo guardare oltre l’emergenza e accompagnare entrambi verso una condizione di maggiore serenità, sicurezza e qualità della vita.

La storia di Francesco dimostra quanto sia determinante il lavoro di rete tra servizi, istituzioni, famiglia e realtà del territorio. Di fronte a bisogni così complessi, nessun intervento avrebbe potuto essere risolutivo da solo. È stata l’integrazione tra competenze diverse, unite da un progetto condiviso, a rendere possibile un cambiamento concreto e duraturo. “Quando i servizi riescono a lavorare insieme – osserva la psicologa Antonella -la persona non è più costretta a orientarsi tra percorsi separati e frammentati. Si costruisce invece un progetto unitario, centrato sui suoi bisogni e sulle sue potenzialità”.

“I miglioramenti sono evidenti in tanti ambiti” - racconta la sua assistente sociale che riconosce i grandi passi avanti fatti da Francesco: “nel rapporto di relazione con noi e con l’esterno, nella pulizia degli spazi, nell’autonoma gestione della vita quotidiana, dalla spesa alla visita alla madre, che fa in autonomia spostandosi con l’autobus tutti i giorni”. Proprio per questo, abbiamo immaginato un passo in più: “Oggi è in corso di attivazione per lui un corso di formazione come pasticcere, nell’ambito del programma GOL della Regione Basilicata”, un'opportunità che potrà aiutarlo a sviluppare competenze professionali e ad avvicinarsi al mondo del lavoro, rafforzando ulteriormente il suo progetto di autonomia.

“Gli operatori hanno fatto un lavoro enorme. C’è ancora tanta strada da fare, soprattutto per me nel rapporto con mio fratello, ma il cambiamento più grande è stato avviato”, dice la sorella Gemma con soddisfazione e gratitudine.

Parole che restituiscono il valore del percorso costruito insieme. Un sentimento condiviso anche da Giulia, l'amministratrice di sostegno, che descrive gli operatori come “una famiglia allargata”:  una rete di persone che, con competenze diverse ma un obiettivo comune, ha accompagnato Francesco e i suoi familiari nel ricostruire relazioni, autonomie e fiducia nel futuro.
 

Galleria
Anagrafica del progetto
Chi ha realizzato il progetto
Comune di Potenza
Servizi Sociali
Indirizzo
Via Nazario Sauro 94, Potenza PZ 85100
Telefono
(+39)0971415111
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