Giuseppe, beneficiario ADI, ha 59 anni, è lucano di origine ma vive a Roma da molti anni. Ha dedicato gran parte della sua vita professionale alla moda e all’abbigliamento femminile: dieci anni come direttore di due negozi nel cuore di Roma, altri dieci come rappresentante per importanti aziende del settore e, infine, responsabile esteri per un’azienda della capitale.
Negli ultimi anni, tra Spagna e Italia, ha maturato esperienze anche in altri ambiti, fino all’arrivo della pandemia.
Il Covid, la scoperta e l’accertamento della condizione di invalidità civile e la richiesta di aiuto
«Il periodo della pandemia è stato terribile», racconta Giuseppe. «in tanti abbiamo perso il lavoro, anche perché le attività sono rimaste chiuse per molto tempo; e rientrare in un mercato già in crisi non è stato semplice. A questo si è aggiunta la scoperta dell’invalidità, che per me è stata molto difficile da accettare».
Per affrontare questa doppia difficoltà, Giuseppe ha scelto di ricorrere alle misure di sostegno al reddito statali.
L’incontro con Andrea e Lucrezia e l’inserimento nel progetto
Il 17 aprile 2024 Giuseppe incontra l’assistente sociale Andrea Merola. È l'appuntamento con i Servizi sociali che la norma prevede debba avvenire entro 120 giorni dall’accesso al beneficio. Dopo aver ascoltato la sua storia e la sua situazione, Andrea decide di proporgli il progetto "Riattiviamoci", presentato pochi giorni prima dalla collega Lucrezia, dell'ufficio progettazione del Municipio VIII e da Felipe, cofondatore dell’associazione Millepiani.
«Mi è sembrato fin da subito un progetto innovativo e, prima di tutto, un’esperienza aggregativa, ideale per chi non deve affrontare solo difficoltà lavorative ma anche sfide di inclusione sociale. Ho pensato di proporlo a Giuseppe in virtù del suo passato lavorativo come libero professionista, ma anche per i suoi interessi attuali: Giuseppe, infatti, mi aveva raccontato del suo impegno di volontariato in Basilicata, nel suo paese natio, dove, tra le altre cose, si occupava della distribuzione alimentare. Anche nel progetto del Millepiani era presente questo aspetto, quindi ho pensato di proporglielo».
Giuseppe entra così nel percorso “Riattiviamoci”, partecipando a laboratori pratici, tra cui visite in fattoria (all’interno del progetto del Millepiani Alveare) e laboratori di comunicazione, storytelling e autoimprenditorialità. Il progetto si svolgeva presso gli spazi del Millepiani APS - Ente del Terzo Settore, favorendo l’inserimento in un contesto comunitario e il coinvolgimento del territorio.
Il progetto “Riattiviamoci”
Felipe, co-fondatore del Millepiani descrive il progetto così: «Riattiviamoci è un’evoluzione di quello che facciamo al Millepiani come comunità: una persona viene, si integra con gli altri co workers e mette a disposizione il proprio sapere. Noi lavoriamo sull’empowerment, che è una forma molto dignitosa di restituire valore alla persona e reintegrarla nella società».
Il progetto, gestito insieme ai servizi sociali del Municipio VIII e al Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, è finanziato dalla Quota Servizi Fondo Povertà ed è rivolto ai beneficiari dell’Assegno di Inclusione e a persone in condizioni di fragilità economica. Prevede laboratori esperienziali su filiera corta, sostenibilità alimentare, gestione delle eccedenze e sviluppo di competenze utili anche all’autoimprenditorialità.
«Le persone che partecipano a Riattiviamoci vengono guidate in un percorso esperienziale: le portiamo a conoscere buone pratiche, perché spiegare una cosa è un processo più complesso, mentre vedere qualcosa con i propri occhi ha un impatto molto più profondo», aggiunge Felipe.
Per Giuseppe, le visite nelle aziende agricole romane sono state un ritorno al passato:
L’importanza dei progetti aggregativi
Spesso, racconta Andrea, «c’è una certa resistenza verso i progetti non immediatamente lavorativi, sia da parte dei beneficiari, sia degli operatori. E invece penso che questi progetti siano importantissimi, soprattutto perché sono aggregativi: questo consente alle persone che non hanno garanzie minime (abitative, sociali, relazionali, spesso con patologie) di sperimentarsi prima nella risocializzazione e solo dopo di entrare in corsi più strutturati. Spesso vengono proposti sostegni lavorativi, ma le persone non ce la fanno perché non hanno la possibilità di partecipare a quei percorsi, mentre qui c’è la possibilità di monitorare man mano la persona. Non c’è la rigidità del corso di formazione».
Come spiega Giuseppe, «non è stato un corso di formazione finalizzato a un attestato: ci hanno fornito strumenti utili all’apertura di un punto vendita, come fare una buona foto, comunicare bene ecc., che possono essere utilizzati in qualsiasi ambito. Una persona di buona volontà prende queste competenze acquisite e le usa in un altro contesto, come sta succedendo a me».
Dai laboratori di comunicazione al ruolo di responsabile della comunicazione
Nell’ambito del progetto, Giuseppe ha partecipato a corsi di fotografia e comunicazione: «Ci hanno insegnato come comunicare bene, parlare in pubblico, scrivere e-mail, insomma tutto quello che serve per una buona comunicazione verso l’esterno, anche attraverso strumenti digitali. Sono stati mesi molto interessanti: abbiamo persino creato un canale video sperimentale con gli altri partecipanti, che è andato molto bene».
«Lì ho acquisito molte competenze che ho poi messo in pratica in Basilicata, realizzando video promozionali per eventi di un’associazione culturale. Sono andati così bene che mi hanno chiesto di occuparmi dell’intera comunicazione e quindi entrerò a far parte del direttivo come responsabile della comunicazione».
Galleria
Andrea e Lucrezia, servizio sociale Municipio VII RM