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Pubblicato in data 10/06/2026

Le imprese italiane prevedono di attivare circa 623.000 contratti nel mese di giugno e 1,5 milioni di contratti nel trimestre giugno-agosto. Rispetto allo stesso periodo del 2025 si registra una lieve flessione nella domanda di lavoro. La difficoltà di reperimento dei profili cala al 42%, una quota in lieve diminuzione rispetto alle precedenti rilevazioni ma ancora significativa.

I dati sono forniti dal Bollettino Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del lavoro e delle politiche sociali grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea.

Si consolida la domanda di giovani: 190mila le assunzioni destinate a chi ha meno di 30 anni. 

Il settore dei servizi si conferma il principale motore della domanda di lavoro, con 445mila entrate a giugno e oltre 1 milione nel trimestre. In particolare, la filiera turistica concentra 173mila ingressi nel mese, confermando un peso rilevante nel sistema occupazionale. Seguono il commercio (78mila nel mese) e i servizi alle persone (74mila nel mese).
 
Il settore industriale prevede 134mila assunzioni a giugno e 349mila nel trimestre. All’interno dell’industria, il manifatturiero continua a rappresentare la componente principale della domanda, con opportunità concentrate nei comparti meccanico-elettronico (19mila nel mese), alimentare (16mila nel mese), metallurgico (14mila nel mese) e tessile-abbigliamento (8mila nel mese), che mostrano una domanda sostenuta. Le costruzioni prevedono quasi 51mila ingressi nel mese e 127mila nel trimestre.

Il settore primario programma 44mila entrate a giugno e 119mila nel trimestre, principalmente concentrate nell’agricoltura e suddivise tra coltivazioni ad albero (19mila entrate nel mese), coltivazioni di campo (13mila nel mese). Il comparto dei servizi connessi all’agricoltura programma 4mila nuovi ingressi a giugno e 10mila nel trimestre, mentre le aziende di allevamento prevedono 3mila entrate nel mese e 8mila nel trimestre.

Dal punto di vista contrattuale, prevalgono i rapporti a termine: i contratti a tempo determinato rappresentano il 65,9% delle entrate programmate, mentre quelli a tempo indeterminato si attestano al 14%

La difficoltà a reperire personale riguarda il 42% delle posizioni offerte (261mila profili) ed è riconducibile principalmente alla mancanza di candidati (26,7%) e a una preparazione non adeguata rispetto alle competenze richieste (11,8%). Le criticità sono più accentuate nei comparti della metallurgia (62,6%), del legno-mobile (61,6%), del tessile-abbigliamento (60,3%) e nelle costruzioni (59,5%). Tali criticità risultano più elevate nelle aree a maggiore concentrazione industriale del Nord, in particolare nel Nord Est (45,3%) e nel Nord Ovest (45,1%).

Tra le professioni più difficili da reperire emergono gli operai specializzati (il 56,4%) e le professioni tecniche (51,8%), con criticità elevate per le figure delle costruzioni (75,6% degli addetti alle rifiniture costruzioni è di difficile reperimento), della metallurgia (mismatch riguarda il 73,2% dei fabbri), della meccanica e manutenzione (difficoltà a reperire il 67,4% dei meccanici e il 66,5% dei manutentori), per i tecnici in campo ingegneristico (64,9%), dei processi produttivi (64,1%) e della salute (64,1%).

Nel settore primario, risulta di difficile reperimento il 33,2% delle posizioni aperte, con quote elevate per i dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (55,9% del totale) e tra questi, in particolare, i tecnici dei rapporti con i mercati (85,4%). 
Tra gli altri gruppi professionali, vengono segnalate le maggiori difficoltà di reperimento per gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione (52,8%), i conduttori di macchine agricole (51,0%), gli allevatori e agricoltori (50,8%) e gli allevatori e operai specializzati della zootecnia (48,8% di difficile reperimento).

Sono 143mila le entrate previste per gli immigrati, pari al 23,0% del totale. I settori che ricorrono maggiormente a questa componente sono le industrie tessili (42,7%), l’agricoltura (38,2%), le costruzioni (32,8%) e l’industria metallurgica (30%), oltre ai servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone.

Le opportunità per i giovani under 30 restano diffuse, con circa 190mila entrate programmate, pari al 30%del totale. I settori che presentano la maggiore incidenza di giovani sono i servizi finanziari e assicurativi (48,9%), i servizi informatici e delle telecomunicazioni (44,6%) e il commercio (40,7%).

Dal punto di vista territoriale, le maggiori opportunità di lavoro si concentrano nel Sud e Isole, con oltre 210mila entrate previste nel mese, seguiti dal Nord Est (circa 148mila), dal Nord Ovest (143mila) e dal Centro (circa 122mila). 


Leggi il Bollettino Excelsior di giugno 2026

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